Zurigo 2014 – Punto di vista….

Abbiamo vissuto in molti questi 5 giorni di Campionati Europei che, oltre a farci vivere in maniera sempre emozionante vittorie e delusioni, hanno dato molti spunti su cui riflettere.

Il primo è di carattere globale; questi campionati rappresentano sempre di più la faccia multietnica del nostro continente. Sono state tantissime le medaglie vinte da atleti le cui origine arrivano da lontano; un elemento che ravviva il movimento e che rende spesso giustizia a chi è piu affamato di risultati e rivalsa, oltre che dare un contributo determinante alla spettacolarita’ di alcune gare. L’integrazione nel nostro ambiente non solo è una risorse…sembra essere proprio una necessita’.

Il livello tecnico globale della manifestazione è stato decisamente piu basso di molte  edizioni passate ma ciò ha reso piu “umana” la manifestazione garantendo, specie nel mezzofondo veloce gare con finali a sorpresa. Tra gli atleti su cui prendere indicazioni è la olandese Shippers a nostro avviso l’atleta su cui fare qualche analisi tecnica e prendere spunto per la gestione tecnica dei nostri atleti anche evoluti. La ragazza olandese ha dominato, a suon di migliori prestazioni mondiali e record personali, ma non è una velocista di estrazione…assolutamente..  La ragazza olandese è una eptathleta, e anche di elevato livello, sintomo che la multilateralità è benefica SEMPRE e non solo nella fase di formazione dei giovani (cosa nel nostro paese assai oscura anche in  giovane età dove la specializzazione degli “esordienti” la fa da padrone). A riprova di questo basti pensare che il personaggio principe dei giochi , Renault Lavillenie, astista Francese, ha esordito quest’anno con un 110hs e chiuso la passata stagione a Ottobre con un Decathlon..c’è da meditare.

Si sono viste le ormai classiche “brutture” di atleti dopati o pluri-dopati nuovamente in pista e magari vincenti, ormai sembra tutto naturale e ovvio, ma non lo è. Un atleta preso una volta e squalificato ha certo il diritto di riprovare, ma la macchia deve rimanere indelebile; se poi lo stesso atleta si ritrova a ottenere le stesse prestazioni ante-squalifica allora il “sospetto” non solo è lecito ma deve dare stimolo all’indagine ulteriore. In questo il gioco lo reggono benissimo i media, ormai come nella tradizione ciclistica anche i commentatori dell’atletica si sono allineati omettendo o riducendo a stringate parole il tema. In Rai e su Eurosport quest’anno hanno veramente dato il meglio: tutti i personaggi sembravano presi appositamente dai libri di Sandro Donati.  L’omertà e la cattiva informazione sul tema è quello che fa piu male sul tema specifico. Sulla gara dei 100m maschili il terzo classificato, un britannico, non aveva nulla a che fare con l’atletica, ma piu con le palestre e il bodybuilding, con una muscolatura innaturale che comunque non gli avrebbe permesso di non essere asfaltato da Pietro Mennea negli anni 70!! Le parole spese dai cronisti sono state minime.

Nel medagliere si sono contraddistinte, surclassando la corrazzata russa , le nazioni occidentali con il sistema sportivo maggiormente organizzato e che meglio è riuscito ad affrontare il nuovo corso economico e sociale mantenendo invariate, anzi incrementato, il tasso tecnico delle proprie squadre; Francia, Gran Bretagna e Germania sono sempre state all’avanguardia per la gestione dei talenti, ma dello sport in generale. Basta mettere il naso fuori dai nostri confini per vedere come il valore di base dello sport, che è lontano dalle medaglie e dai record, abbia una rilevanza primaria; anche in un momento di crisi economica si manutengono gli impianti alla perfezione, si incentiva  l’attivita fisica a qualsiasi livello, si mantengono i centri tecnici di elite e molto altro ancora (il giornalista Merlo ha espresso alla perfezione oggi sulla Gazzetta il concetto).

Ma l’interessante, scendendo nel deprimente scenario italiano, è che a fare scuola a queste nazioni siamo stati proprio noi italiani; in un’Italia degli anni 70, non inflazionata dai gruppi sportivi militari, esistevano dei centri federali efficientissimi, un Centro di ricerca le cui pubblicazioni sono di estremo interesse anche al giorno d’oggi, tecnici federali allineati che facevano del lavoro e dello sviluppo la ricchezza del nostro sport. Tutto disintegrato! Ci sono riusciti, nel susseguirsi una selva di dirigenti decisamente sotto-media, saldati alle loro poltrone, forti di un sistema elettorale che ne permette la loro inammovibilità. Un sistema IMMOBILE che cerca sempre colpevoli altrove e che è soprattutto diventato costosissimo senza dare alcun tipo di frutto. A sollevare le sorti dell’atletica c’è sempre la base, le società di base che arrancano per sopravvivere, per non perdere i propri impianti, e che fanno del “volontariato di qualità” la loro arma vincente e l’ancora di salvezza di questa Federazione.

Non è certo la Grenot lo specchio di ciò che si deve fare; lei ha portato una medaglia pesante, ma non è nata atleticamente in Italia e da 3 anni vive in Florida dove si allena con un tecnico statunitense (il tutto senza che nessuno abbia sottolineato il valore mediocre della gara dei 400 femminili e soprattutto il fatto che Libania il suo PB lo ha ottenuto anni fa sotto la guida di un tecnico italiano, Riccardo Pisani). Non può esserlo Valeria Straneo, straordinaria per le sue medaglie, ma arrivata alla soglia dei 40 anni ai successi senza aver alcun elemento di spunto sulla sua crescita agonistica pregressa. Di maggiore interesse Daniele Meucci, figlio di un progetto maratona che in Italia, non solo grazie ai tecnici decantati, ha sempre dato buoni risultati.

Il futuro è certamente in elementi come Federica Del Buono che con gioia ha ringraziato, insieme al suo gruppo militare, la sua società di origine, l’Atletica Vicentina, uno degli esempi di come potrebbero funzionare le cose, come Diego Marani , cresciuto da un tecnico ex compagno di squadra e di allenamento di Pietro Mennea, fuori dall’enfasi mediatica che spesso si da ad altre meteore “bruciate” (se qualcuno ha letto il libro di Bolt lo invito a rileggere le pagine 81, 82 e 83 che sono amare se si pensa al decorso in carriera dell’atleta citato da Usain), ma anche Fausto Desaolu, figlio dell’integrazione e accudito ancora dal suo tecnico di società, o Irene Siragusa, orgogliosissima rappresentante dell’atletica senese, esplosa quest’anno vincendo gli assoluti sui 100 e sui 200. Ma è un futuro “individuale”, alle loro spalle non c’è, al momento, un valido supporto dirigenziale. Non sono i gruppi sportivi militari la soluzione; ormai inflazionati e carta vincente per un futuro lavorativo ma non per un futuro sistema vincente (almeno se cosi strutturati).

ANGELO GAZZO – Direttore Sportivo e Direttore Tecnico settore assoluto Trionfo Ligure

Con questo primo punto di vista si apre sul sito un nuovo spazio in cui cui proporre  spunti di riflessione, idee e proposte per stimolare, pungolare un cambiamento e una crescita del mondo dell’atletica leggera. 

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Una risposta a Zurigo 2014 – Punto di vista….

  1. annalisa cevasco annalisa cevasco scrive:

    Ringrazio il nostro DS per le riflessioni proposte che sono da stimolo ad ognuno di noi a non adagiarsi mai, ma al contrario a essere sempre critici sul proprio operato per poter contribuire, come Società di base fatta di volontari appassionati, a costruire un sistema atletica e non un futuro individuale.

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