Pietro Mennea nel ricordo del Prof. Alessandro DONATI

pietro1Consumato dalla malattia, Pietro si era snellito e, gioco del destino, gli erano tornati i lineamenti di quando sfrecciava sulle piste di tutto il mondo. Così sembrava più indifeso e solo. Anche se con Emanuela accanto solo non lo è mai stato. Già Emanuela, lo aveva conosciuto quando la sua carriera di atleta era finita da tempo, apprezzandolo per quello che era e non per le sue doti atletiche o per la sua fama.

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Un legame affettivo che aveva prodotto su Pietro effetti evidenti, aiutandolo a scoprire lati importanti del suo carattere, molto lontani dalla sua figura pubblica di soggetto ripiegato su stesso, scontroso, diffidente e attaccato al denaro. Già da solo Pietro aveva manifestato, fin dall’inizio, il suo grande interesse per la conoscenza, riuscendo, in parallelo con la sua straordinaria riuscita sportiva, ad avanzare con gli studi. Curioso, determinato, tenace: in questo si, uguale al Mennea delle piste.

Come si suole dire, anche Emanuela non ha creato nulla ma ha solo facilitato un processo spontaneo di Pietro che, con il procedere degli studi, delle lauree e delle specializzazioni, andava sempre più ad occupare nuovi spazi, molto lontani dal suo passato. Al quale, comunque, ha sempre continuato a dedicare del tempo, riflettendo sulla carriera svolta, sul mondo che lo aveva circondato, sulle dinamiche (sarebbe meglio dire sulle … statiche) del mondo dello sport. Ha scritto tanto perché scrivere era il suo modo per riflettere tutto ciò che assorbiva dalle letture. Non per niente uno degli investimenti dei suoi guadagni di atleta è stato un secondo appartamento,oltre a quello che abitava che ha riempito dei suoi libri. Insomma un investimento “improduttivo” ma che aveva preso fisionomia e vita dal suo desiderio forte di conoscere e di capire.

Conoscere e, soprattutto, capire, era stato il lato sconosciuto di Mennea atleta che, apparentemente votato solo agli allenamenti ed alla ricerca caparbia delle prestazioni, in realtà guardava, rifletteva ed iniziava a cogliere: l’uso funzionale che i dirigenti dello sport facevano dei suoi successi, l’ingresso prepotente degli sponsor, gli intrecci tra lo sport e la politica. Quante volte mi ha raccontato episodi inediti dei suoi rapporti con l’Adidas, con Nebiolo, con i leader politici. Da quei racconti emergeva il Mennea rimasto se stesso che considerava con sdegnata, e al tempo stesso indifesa, severità gli approfittatori.

Stava nascendo il Mennea uomo maturo. Sereno ed appagato da ciò che aveva fatto in passato ma, ancora di più sereno ed appagato della sua vita attuale. Con una meravigliosa ragazza, accanto alla quale non ha fatto altro che crescere. Ormai Pietro aveva compreso che lo sport era divenuto da tempo terreno di scorribanda di dirigenti inamovibili, capaci nella vita di fare solo i dirigenti, autoreferenziali, dello sport. Aveva analizzato con strumenti professionali adeguati le principali Istituzioni sportive mondiali, dal CIO alle Federazioni internazionali, cogliendo, primo fra tutti, il senso inquietante della loro allocazione nei Paesi a bassa fiscalizzazione e con elevata protezione dei segreti bancari. Aveva capito la degenerazione avanzata dei Giochi Olimpici e lo sperpero economico che, dietro varie forme di retorica, i Giochi olimpici comportavano. Soprattutto nei Paesi meno ricchi, dove i Giochi promettevano grandi promozioni turistiche, strutturali e culturali che non sono mai arrivate.

Fino alle penultime battute della sua vita, quando si è speso affinché l’Italia non si candidasse per i Giochi Olimpici. Ben sapendo che tutto si sarebbe tramutato in Comitati di affari, fiumi di appalti realizzati in regime di urgenza, spartizioni e, quindi, in un ulteriore rafforzamento della corruzione della classe politica e dei tanti pseudo dirigenti ed imprenditori che mungono le finanza pubbliche.

Lo hanno odiato per questo. Pietro ha avuto un ruolo chiave nel convincere il premier Monti dell’inopportunità della candidatura olimpica italiana. Era già tutto stabilito. Il banchetto era in fase di allestimento e chissà che qualche indagine giudiziaria non consenta di riportarlo alla luce, in modo che si possa provarne orrore e pensare che lo ha impedito questo corridore venuto dalla Puglia e che si appoggiava a pochi mentre diffidava dei più. Alla presentazione del libro sulla sua vita, in una grande libreria romana, non c’era neppure un dirigente della Federazione di atletica o del CONI (tutti questi personaggi avrebbero affollato il suo funerale) ma la sala era colma lo stesso, di gente che gli voleva bene.

Alessandro Donati

 

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2 risposte a Pietro Mennea nel ricordo del Prof. Alessandro DONATI

  1. annalisa cevasco annalisa cevasco scrive:

    Grazie Sandro, per averci donato questa bellissima pagina, è davvero un bel modo per ricordare un uomo e un atleta, Pietro, nel giorno del suo record, che ha significato molto per la Società che rappresento.
    Tu e lui siete pietre miliari, esempi unici a cui fare riferimento.

  2. Angelo Angelo scrive:

    Grazie Prof.Donati per averci regalato questo tuo contributo preziosissimo sulla figura dell’atleta che è necessario prendere d’esempio per divulgare ai giovani i reali valori dello sport perchè siano base solida per la loro crescita agonistica. Con gioia rilevo che il tuo contributo è stato letto in meno di 12 ore da piu di 1500 contatti e sta facendo il giro dei social network.
    Andiamo avanti!

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