Intervista al Presidente ANNALISA CEVASCO

 

Il problema? Sta nell’aver trasformato la società sportiva in un’impresa. Secondo Annalisa Cevasco dell’associazione di atletica Trionfo Ligure 1907 la richiesta degli enti pubblici alle associazioni di gestire impianti sportivi in un momento di tagli delle risorse economiche crea di fatto una grande difficoltà: “Uno sforzo disumano in termini di investimento economico, di assunzione delle responsabilità e delle competenze specifiche gestionali, fiscali ed amministrative – spiega la Cevasco – perché, in pratica, il volontariato oggi è chiamato dall’ente pubblico a fare da suo sostituto, senza però ricevere importanti sostegni. E trasformarsi in un’azienda in un anno è impossibile. Non disponiamo di capitali”.

Quali strategie proporrai, quindi, alle società sportive che si apprestano a gestire un impianto sportivo?
Ripensare al volontariato è l’unica soluzione. Bisogna trasformarlo da casuale a organizzato. Attualmente, i volontari si rendono disponibili senza alcuna scaletta organizzativa e la cosa non altera il meccanismo della Asd. Nella gestione di un campo, però, quel sistema non è riproducibile. Occorre la presenza continua del personale, anche se volontario, il sapere fornire risposte immediate ed efficaci, essere efficienti”.

Come coinvolgerete i volontari?
“Stiamo mettendo in campo delle buone pratiche come la banca del tempo, ovvero il sistema di scambio di ore classificate per competenze e servizi, o la possibilità di certificare crediti formativi ai ragazzi in età scolare e di attestare le competenze acquisite durante l’esperienza di volontariato da inserire in curriculum. Chissà che non lo possano spendere poi sul mercato del lavoro. C’è chi si occuperà del database, chi della parte contabile. Ognuno svilupperà e metterà a disposizione competenze differenti anche in base alle attitudini”.

Qual è la sfida per il futuro?
“Lavorare bene e crescere puntando sulla qualità dell’offerta. L’educazione e lo sport prima di tutto. Nell’unico campo di atletica della città che andremo a gestire per i prossimi 10 anni metteremo in atto una serie di azioni che puntano al risparmio e al rispetto dell’ambiente: raccoglieremo l’acqua piovana per irrigazione, installeremo pannelli fotovoltaici per l’energia, dedicheremo uno spazio per il compostaggio, faremo la raccolta differenziata e al bar serviremo solo analcolici. Ogni cosa sarà simbolica di un atteggiamento culturale che giorno dopo giorno crediamo possa connaturarsi anche solo con il meccanismo della reiterazione delle azioni dentro la struttura. Insomma, lavoreremo per trasformare gli slogan in comportamenti. Puntiamo, quindi, anche all’avvio di campagne di sensibilizzazione e progetti ad hoc. Ma c’è anche un’altra sfida. Quella di collegare a questo progetto decennale un’opportunità lavorativa, seppure per un micro gruppo di persone. Se ci affermeremo come modello sociale efficace allora risponderemo alla crisi anche così: con l’arma di una nuova etica di servizio. E’ chiaro però che se lo Stato distoglie l’attenzione economica e non solo alle istanze del mondo sociale il processo diventerà molto più lungo”.

Avete registrato una flessione delle iscrizioni?
“Non direi. In questo momento nell’atletica è abbastanza contenuta. Forse perché è uno degli sport più economici. Bastano una tuta ed un paio di scarpette. Perdiamo i ragazzi dai 17 ai 25 anni, anche se poi ritornano dopo i 30. Gli sponsor non ci danno le loro adesioni. Siamo troppo di nicchia – dicono. E preferiscono puntare i loro investimenti pubblicitari su sport più popolari come il calcio. Proporremo spazi pubblicitari fissi all’interno della struttura che gestiremo. E chissà forse così saranno più incoraggiati”.
di Laura Bonasera
[da Uispress n. 2 del 20 gennaio 2012 anno XXX]

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